Un paio di giorni fa, il 26 agosto, è stato l’anniversario della morte di Sir William James, uno dei padri della psicologia scientifica.

Già dai primi esami all’università James mi ha appassionato per la propria capacità di osservare in modo limpido il mondo attorno a sé, le persone e le relazioni tra fenomeni, restituendo teorie genuine, fresche e concrete anche se in aperta opposizione ai paradigmi dell’epoca… e ai paradigmi successivi, perché spesso le sue osservazioni sono state osteggiate, solo per essere riprese in tempi più moderni.

 

Più di tutto mi colpito la sua teoria delle emozioni, che risale al lontano 1884: nel senso comune si pensa di piangere perché si è tristi, di tremare perché sia ha paura, di sorridere perché si è felici.

James osservò che è proprio il contrario: i cambiamenti nella nostra fisiologia, le sensazioni ad esse connesse, generano le emozioni, alle quali poi cognitivamente attribuiamo un significato.

 

In modo squisitamente pratico la PNL, negli anni ’70 del novecento, ha sistematizzato il processo del cambiamento di stato mentale ed emotivo proprio a partire dalla fisiologia. Il primo passo per cambiare il proprio stato interiore è cambiare la propria postura, la propria espressione facciale, il respiro, …a PNL Evolution insegniamo anche a variare il battito cardiaco, come gli Yogi. Sì perché queste consapevolezze sono in realtà molto antiche, si pensi solo alla tecnica del “sorriso beota”, tramandata da Gurdjieff e dai monaci buddhisti.

Possiamo andare ancora Oltre quando James ci dice:

“Cambiando l’atteggiamento interno delle loro menti, gli esseri umani possono cambiare gli aspetti esteriori della loro vita.”

e il Dr. Richard Bandler:

“Quando cambia come pensi, cambia quello che senti e, di conseguenza, cambia ciò che puoi fare.”

 

Proprio oggi stavo approfondendo alcuni aspetti del lavoro di Steven Reiss sulla Motivazione Scientifica. Steven nell’ambito delle proprie ricerca su cosa spinge ciascun individuo a fare ciò che fa, quali sono i motivi di vita personali indagati nel suo sistema di profilazione, ha approfondito il concetto di Dio e religione, dal quale è nato il suo libro “16 strivings for god: new psychology of religious experiences”.

A proposito del libro Steven riporta nel suo blog:

“Appoggio l’analisi di William James secondo cui personalità diverse hanno bisogno di divinità diverse. Non sono d’accordo con alcune ricerche ben eseguite che definiscono un costrutto di spiritualità applicabile a tutti. Ho ragione o torto?”

 

Ancora una volta William James colpisce per il suo acume, poi ripreso da altre grandi menti, ci dice infatti:

“Molta gente crede di pensare mentre sta solo riordinando i propri pregiudizi.”

Colpisce in questo senso la domanda finale di Steven: ho ragione o torto? Il Dr. Reiss non decide, esprime un parere ragionato, poi si lancia nella ricerca facendosi domande. Questo atteggiamento lo ritroviamo alla base del suo sistema di profilazione Reiss Motivation Profile, un sistema che non giudica, ma libera la mente ed il potenziale umano. Clicca qui per avere il tuo profilo.

Qual è quell’attitudine che permette di rilanciare sempre, di non dare nulla per scontato, di (come dice Marco Valerio Ricci) non credere a se stessi, alle proprie storie, ma IN SE STESSI ed alla propria capacità di andare ancora oltre?

Quell’attitudine che accomuna tanti grandi esseri umani, più o meno conosciuti, nel corso della storia?

Quello che facciamo nell’Accademia dei Coach è proprio questo, permettere a ciascuno di sviluppare quegli atteggiamenti, capacità, strategie e attitudini che sono alla base della vera libertà di essere se stessi, dell’azione e del pensiero che cambiano il mondo in meglio, della felicità personale e altrui.

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Concludo  con le parole di William James:

“L’uso migliore della vita è di spenderla per qualcosa che duri più della vita stessa.”

 

Tommaso 

 

William James, Richard Bandler e Steven Reiss
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